Sciopero esami 2017

Due parole sullo sciopero

 

18 settembre 2017

Cari studenti,

Molti di voi sapranno già che supporto totalmente e senza esitazioni lo sciopero dagli esami di profitto. Se oggi mi vedete qui a fare esami, la spiegazione è semplice: la mia università è quella di Siena, e insegno a Bologna solo per contratto. A Siena faccio sciopero regolarmente – anzi, lo ho già fatto il 13 settembre. Qui a Bologna, un eventuale mio sciopero creerebbe disagio senza avere alcuna rilevanza statistica: sono pagato secondo le ore di lezione e non le generiche giornate di lavoro, sono tenuto a fare un minimo di appelli ma ne faccio sempre di più, e quindi l’Ateneo bolognese non avrebbe modo di trattenermi una giornata di stipendio. Inoltre, le modalità dello sciopero prevedono l’astensione soltanto dal primo appello di una materia d’esame, e non dal primo appello di tutti gli esami per i quali si presiede la commissione. Il caso di più Corsi tenuti in atenei diversi è piuttosto anomalo e non considerato esplicitamente, ma per tutti i motivi di cui sopra questo mi pare comunque il modo migliore di agire.

Non rinuncio tuttavia a cercare di chiarirvi i motivi di questo sciopero, che protesta contro il blocco degli scatti stipendiali. Non chiediamo il recupero di quanto non percepito in tempi di crisi, che è da considerarsi un giusto contributo di solidarietà in un periodo difficile per tutti. Non chiediamo nemmeno il privilegio accordato (ingiustamente, a mio parere) a quelle categorie che, come i magistrati, non hanno subito alcun blocco stipendiale. Quello che chiediamo è semplicemente di non essere penalizzati rispetto agli altri dipendenti pubblici, per i quali il blocco è terminato un anno prima e non si trasforma in una penalizzazione destinata a durare a vita. Per spiegare il problema, un grafico vale più di mille parole:sciopero

Se volete delle cifre, vi posso dire che nel periodo di blocco io (ma il calcolo naturalmente è diverso a seconda delle situazioni individuali, e gli importi possono anche raddoppiare) ho perso circa 17.500 euro; dal 2016 alla pensione, se le cose rimangono così, perderò circa 56.000 euro – e questo, naturalmente, si rifletterà anche sull’entità della pensione, con effetti che al momento è difficile calcolare.1 Questa seconda cifra rappresenta lo ‘scippo’ perpetrato ai danni dei soli docenti universitari:2 al posto del triangolo grigio, che sarebbe del tutto accettabile, un poligono destinato ad allungarsi fino all’età della pensione e oltre. Si tratta di una decurtazione oltraggiosa per vari motivi: l’entità delle cifre in gioco, il fatto che sono i più giovani (che sono più lontani dalla pensione) a rimetterci di più, la limitazione di questa penalizzazione ai soli docenti universitari.

Molti di noi ritengono questo stato di cose del tutto inaccettabile. Questo sciopero è solo l’ultima e la più visibile delle forme di protesta messe in atto (con poco successo) negli ultimi anni; senza precise risposte da parte del Governo le agitazioni proseguiranno nel futuro. Del resto, la questione stipendiale è soltanto uno dei problemi aperti, che riguardano anche studenti, dottorandi, contrattisti, e la ricerca in generale: la lotta per la dignità del mondo della ricerca, naturalmente, non si esaurisce con questa rivendicazione.


1 Fonte: https://www.roars.it/online/scatti-e-a-te-quanto-ti-hanno-stangato-piu-o-meno-di-100-000-euro-scopri-qui-cosa-ti-costa-il-mutuo-perpetuo/

2 Fonte: https://www.roars.it/online/il-perche-di-uno-sciopero-la-vera-storia-degli-scatti-stipendiali-dei-professori-universitari/