3. Apuleio, introduzione e commento ad Amore e Psiche

 

Met. 4.27.8 ss.

“Sed ego te narrationibus lepidis anilibusque fabulis protinus auocabo”, et incipit: “Erant in quadam ciuitate rex et regina. Hi tres numero filias forma conspicuas habuere, sed maiores quidem natu, quamuis gratissima specie, idonee tamen celebrari posse laudibus humanis credebantur, at uero puellae iunioris tam praecipua tam praeclara pulchritudo nec exprimi ac ne sufficienter quidem laudari sermonis humani penuria poterat…”

Met. 4.27.8 ss.

“Io comunque ti distrarrò con un racconto piacevole, una storia della nonna”. E cominciò: “C’erano in una città un re e una regina. Avevano tre figlie bellissime; le due maggiori però, per quanto incantevoli, era chiaro che si potevano onorare appropriatamente con elogi a misura d’uomo, mentre la bellezza della più giovane era così prodigiosa e sbalorditiva che non era possibile descriverla né esaltarla a sufficienza – la lingua degli uomini non possiede le parole adatte…”

Met. 6.25.1

Sic captiuae puellae delira et temulenta illa narrabat anicula; sed astans ego non procul dolebam mehercules quod pugillares et stilum non habebam qui tam bellam fabellam praenotarem

Met. 6.25.1

Questa è la storia che quella vecchietta farneticante e avvinazzata raccontava alla ragazza prigioniera; e io, che ero lì presente, mi rammaricavo – per Ercole! – di non avere tavolette e stilo per fissare per iscritto una storia così gradevole.

(trad. L. G.)